Jemaa el-Fna: la piazza che l'UNESCO protegge per le sue storie
Cantastorie, musicisti gnawa, acrobati, e la sera centinaia di banchi di cibo. Perché la piazza di Marrakech è stata tra i primi "capolavori del patrimonio orale" dell'umanità, e come viverla senza fare il turista.
in breve
- Jemaa el-Fna è la grande piazza della medina di Marrakech, in Marocco: di giorno e soprattutto la sera si riempie di cantastorie, musicisti, acrobati e banchi di cibo.
- Nel 2001 l'UNESCO l'ha proclamata tra i primi capolavori del patrimonio orale e immateriale dell'umanità, su iniziativa dello scrittore spagnolo Juan Goytisolo.
- Gli spettacoli si svolgono nella halqa, il cerchio di persone che si forma intorno a chi racconta o suona: chi guarda lascia qualche moneta.
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L'UNESCO di solito protegge monumenti: cattedrali, città storiche, rovine. Con Jemaa el-Fna ha fatto una cosa diversa. Ha protetto quello che succede in una piazza: le persone che ci raccontano storie, suonano, ballano, curano, cucinano.
Un capolavoro fatto di voci
Jemaa el-Fna è la grande piazza della medina di Marrakech. Di giorno è un via vai di venditori di succo d'arancia e di bancarelle. Verso sera cambia: arrivano i cantastorie, i musicisti gnawa, gli acrobati, gli indovini, e sul lato della piazza si montano i banchi di cibo, con il fumo che sale tra le lanterne.
Intorno a ogni artista si forma un cerchio di persone che si chiama halqa. Chi guarda resta in piedi, ascolta, ride, e alla fine lascia qualche moneta. È un teatro senza palco e senza biglietto.
Perché l'UNESCO
Nel 2001 l'UNESCO ha creato un riconoscimento nuovo, i "capolavori del patrimonio orale e immateriale dell'umanità". Jemaa el-Fna è stata tra i primi. L'idea era partita anche da qui: lo scrittore spagnolo Juan Goytisolo, che viveva a Marrakech, si era battuto per difendere la piazza da un progetto edilizio che rischiava di cambiarla.
Il punto non erano le pietre, ma le tradizioni orali che rischiavano di sparire: le storie raccontate a voce, in darija e in berbero, passate da una generazione all'altra.

La sera, tra lanterne e banchi di cibo, la piazza diventa un'altra cosa.
Come viverla
- Vai al tramonto e resta. La piazza dà il meglio quando arriva il buio e si accendono le lanterne dei banchi.
- Fermati in una halqa. Anche se non capisci la lingua, guarda chi ascolta: le facce del pubblico raccontano la storia meglio delle parole.
- Lascia una moneta se ti fermi a guardare o se fotografi un artista. È il suo lavoro.
- Mangia ai banchi, seduto sulle panche insieme a chi capita. Scegli quelli con più gente del posto.
Una cosa da sapere
In piazza ci sono anche incantatori di serpenti e uomini con le scimmie, che chiedono soldi per le foto. Le scimmie sono bertucce, una specie in pericolo, spesso tenute in condizioni difficili. Il nostro consiglio è di non fotografarle e di non pagare per quello spettacolo: il resto della piazza ha molto di più da raccontare.
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Domande frequenti
Perché Jemaa el-Fna è patrimonio UNESCO?
Non per i suoi edifici, ma per quello che ci succede: la piazza è protetta come spazio culturale per le sue tradizioni orali, cioè cantastorie, musicisti, guaritori e artisti di strada.
Quando conviene andare a Jemaa el-Fna?
Al tramonto e la sera, quando arrivano i banchi di cibo e i cerchi di spettatori intorno ai cantastorie e ai musicisti. Di giorno è più tranquilla.