Sentirsi soli in Islanda: due uomini e una valle
In fondo a un fiordo dei Fiordi Occidentali, nella stessa valle, hanno vissuto da soli due uomini. Uno costruiva leoni di cemento. L'altro viveva senza elettricità, e l'Islanda lo vide in televisione il giorno di Natale del 1981.
in breve
- L'Islanda ha meno di quattro abitanti per chilometro quadrato e circa due terzi della popolazione vive nell'area di Reykjavík: fuori dalla capitale si guida a lungo senza incontrare nessuno.
- A Selárdalur, nei Fiordi Occidentali, hanno vissuto da soli due uomini che l'Islanda non ha dimenticato: l'artista Samúel Jónsson (1884-1969) e il contadino Gísli Gíslason di Uppsalir (1907-1986).
- In islandese chi vive da solo è un einbúi; la solitudine che pesa si chiama invece einmanaleiki.
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In Islanda capita di guidare per mezz'ora senza incrociare un'altra macchina. Il Paese è grande circa un terzo dell'Italia e ha meno di quattrocentomila abitanti: meno di quattro persone per chilometro quadrato. E circa due islandesi su tre vivono nell'area di Reykjavík. Fuori, c'è soprattutto spazio.
Il 13 ottobre partiamo per la nostra prima spedizione fotografica in Islanda. Prima di partire abbiamo cercato chi, in questo Paese, la solitudine l'ha vissuta davvero. Le due storie più forti le abbiamo trovate nello stesso posto: una valle in fondo a un fiordo, Selárdalur.
Selárdalur, dove finisce la strada
I Fiordi Occidentali sono la penisola più a nord-ovest dell'Islanda. Ci vivono poco più di settemila persone, sparse tra fiordi lunghi e stretti. Uno di questi è l'Arnarfjörður, che gli islandesi chiamano anche il fiordo dei mostri marini: a Bíldudalur, il paese più vicino, c'è perfino un museo dedicato ai mostri del mare.
Da Bíldudalur una strada segue la costa verso ovest. Quando finisce, sei a Selárdalur. Qualche casa, una chiesa, il mare. E due nomi che qui conoscono tutti.
Samúel, l'artista con il cuore di bambino
Samúel Jónsson nacque nel 1884 e fece il contadino per tutta la vita, nella fattoria di Brautarholt, a Selárdalur. Non aveva mai studiato arte, ma la voglia di farla se la portava dietro da ragazzo.
Quando smise di lavorare, all'inizio degli anni Cinquanta, aveva circa settant'anni. Viveva da solo. E cominciò.
Prima realizzò un altare e lo offrì alla chiesa della valle. La chiesa non lo volle. Allora Samúel si costruì una chiesa sua, da solo, per metterci dentro il suo altare. Poi vennero le sculture di cemento: persone, animali, una statua dell'esploratore Leif Eriksson. E una fontana circondata da leoni colorati, una copia della Fontana dei Leoni dell'Alhambra di Granada, in Spagna.
Gli islandesi lo chiamano listamaðurinn með barnshjartað, l'artista con il cuore di bambino. Morì nel 1969. Dopo di lui le sculture rimasero sole, al vento e al gelo, e cominciarono a sbriciolarsi. Dal 2004 un gruppo di volontari, guidato dallo scultore tedesco Gerhard König, le restaura un'estate dopo l'altra. Oggi è considerato l'ambiente d'arte più a ovest d'Europa.

In basso, sotto il ghiacciaio, ci sono delle persone. In Islanda la scala è spesso questa.
Gísli, l'uomo di Uppsalir
Nella stessa valle, nella fattoria di Uppsalir, viveva Gísli Gíslason. Era nato nel 1907. Per decenni visse da solo con i suoi animali, senza elettricità, senza radio né giornali, senza macchine per il fieno.
Il resto dell'Islanda lo scoprì nel 1977, quando il giornalista Árni Johnsen lo intervistò per il quotidiano Morgunblaðið. Ma il momento che lo rese famoso fu un altro. Il 25 dicembre 1981, il giorno di Natale, la televisione islandese mandò in onda una puntata di Stiklur, la serie di viaggi di Ómar Ragnarsson. Si intitolava Börn náttúrunnar, i bambini della natura. Attraversava l'estremo ovest del Paese, fino a Selárdalur: le opere di Samúel e, a Uppsalir, Gísli.
Un intero Paese, a Natale, entrò nella casa di un uomo che viveva da solo.
Una guida dei Fiordi Occidentali racconta un consiglio che Gísli dava a chi temeva i mostri del fiordo: se ne incontri uno, non avere paura, perché avendo paura staresti solo peggio. Salutalo con educazione e continua a camminare.
Gísli morì nel 1986. Oggi Uppsalir è di proprietà dello Stato islandese, e c'è un progetto per fare della sua casa un piccolo museo.
Due parole per stare soli
Nella scheda di quella puntata di Stiklur, Gísli è chiamato einbúinn: l'uomo che vive da solo. È una descrizione, non un giudizio. Per la solitudine che pesa, quella che fa male, l'islandese ha un'altra parola: einmanaleiki.
Di Samúel e di Gísli non sappiamo se sentissero anche la seconda, e non vogliamo indovinarlo. Sappiamo cosa hanno lasciato. Uno, una fontana di leoni colorati in fondo a un fiordo. L'altro, una casa senza elettricità che un Paese intero ha voluto vedere.
E noi
Selárdalur non è sul percorso della nostra spedizione di ottobre, che segue la Ring Road. Ma la domanda ce la portiamo dietro: cosa vuol dire sentirsi soli in un posto così grande e così vuoto. Quando torniamo, vi raccontiamo cosa abbiamo trovato.
Se ci vai prima di noi: Selárdalur si raggiunge da Bíldudalur, seguendo la costa dell'Arnarfjörður verso ovest. D'inverno controlla sempre lo stato delle strade su road.is. E se ci vai, scrivici.
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