Passeggiare per Tbilisi
Il frastuono di una città incastonata tra i monti del Caucaso, il passato sovietico ancora davanti agli occhi, le bandiere europee sui balconi e uno scontrino che ricorda una guerra mai finita.
di Giuseppe Lupis 1 min di lettura
Tbilisi è un frastuono continuo.
Immagina il fragore da film americano mentre il protagonista attraversa la strada.
Qualcosa che non ti aspetti da una città incastonata tra i monti del Caucaso.

Tbilisi dall'alto, sotto un cielo di pioggia.
Una città che respira aria nuova ma che ha ancora inevitabilmente dinanzi a sé tutto il trascorso sovietico.

Il passato sovietico è ancora lì, sulle facciate.
Oggi si passeggia per Tbilisi ma a non molti chilometri dal centro, è ancora in corso un vero e proprio scontro tra le forze russe e le forze georgiane.
Ho consumato un pasto buonissimo in un noto ristorante di Tbilisi: Shavi Lomi.

Tbilisi, di sera.
Sullo scontrino, in basso, è riportata una voce: "the 20% of the Georgian territory is occupied by Russia".
Mi sembra subito chiaro, dal giorno 0, che la stragrande maggioranza della popolazione sia concorde su un preciso aspetto: non vogliamo avere a che fare con la Russia, che anzi detestiamo, vogliamo invece l'Unione Europea.
È una considerazione inevitabile.
La richiedono le scritte sui muri, le bandiere a 12 stelle dorate che svolazzano sui balconi, gli adesivi appiccicati alle fermate dei bus.

Il monumento della Libertà, con San Giorgio, nella piazza omonima.
La realtà, sappiamo bene, è molto più articolata di così e non basta una passeggiata a contestualizzare la complessità geopolitica di questa città e questa nazione.
Osservare e dialogare con la gente, che vive la quotidianità di quei luoghi, però, fornisce gli strumenti iniziali per capire che l'iceberg, forse, è meno profondo di quel che immaginavamo.

Davanti a una chiesa di Tbilisi.