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Il fiume Mtkvari a Tbilisi, con le case sulla collina e una chiesa in cima
n° 3 · georgia

Passeggiare per Tbilisi

Il frastuono di una città incastonata tra i monti del Caucaso, il passato sovietico ancora davanti agli occhi, le bandiere europee sui balconi e uno scontrino che ricorda una guerra mai finita.

di 1 min di lettura

Tbilisi è un frastuono continuo.

Immagina il fragore da film americano mentre il protagonista attraversa la strada.

Qualcosa che non ti aspetti da una città incastonata tra i monti del Caucaso.

Tbilisi dall'alto, tra i palazzi e le colline

Tbilisi dall'alto, sotto un cielo di pioggia.

Una città che respira aria nuova ma che ha ancora inevitabilmente dinanzi a sé tutto il trascorso sovietico.

Un palazzo di epoca sovietica con i balconi a semicerchio

Il passato sovietico è ancora lì, sulle facciate.

Oggi si passeggia per Tbilisi ma a non molti chilometri dal centro, è ancora in corso un vero e proprio scontro tra le forze russe e le forze georgiane.

Ho consumato un pasto buonissimo in un noto ristorante di Tbilisi: Shavi Lomi.

Un murale con una tavolata dipinto su una porta, illuminato di sera

Tbilisi, di sera.

Sullo scontrino, in basso, è riportata una voce: "the 20% of the Georgian territory is occupied by Russia".

Mi sembra subito chiaro, dal giorno 0, che la stragrande maggioranza della popolazione sia concorde su un preciso aspetto: non vogliamo avere a che fare con la Russia, che anzi detestiamo, vogliamo invece l'Unione Europea.

È una considerazione inevitabile.

La richiedono le scritte sui muri, le bandiere a 12 stelle dorate che svolazzano sui balconi, gli adesivi appiccicati alle fermate dei bus.

La colonna con San Giorgio dorato in piazza della Libertà

Il monumento della Libertà, con San Giorgio, nella piazza omonima.

La realtà, sappiamo bene, è molto più articolata di così e non basta una passeggiata a contestualizzare la complessità geopolitica di questa città e questa nazione.

Osservare e dialogare con la gente, che vive la quotidianità di quei luoghi, però, fornisce gli strumenti iniziali per capire che l'iceberg, forse, è meno profondo di quel che immaginavamo.

Giuseppe con un sacerdote ortodosso davanti all'ingresso di una chiesa di Tbilisi

Davanti a una chiesa di Tbilisi.

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