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storia

Contro la lista delle cose da vedere

"Le 10 cose da vedere assolutamente". Le abbiamo scritte anche noi, lo ammettiamo. Ma i viaggi che ricordiamo davvero sono quelli in cui la lista l'abbiamo persa. Un piccolo manifesto per viaggiare più lenti.

· 2 min di lettura
Un van parcheggiato su una strada sterrata sotto le montagne del Vestrahorn in Islanda

in breve

  • Le liste di cose da vedere aiutano a organizzarsi, ma se diventano l'obiettivo del viaggio ti fanno correre da un posto all'altro.
  • Il metodo: pianifica il 70% e lascia libero il 30%, una cosa al giorno fatta bene, almeno due notti nello stesso posto.
  • Chiedi consigli alla gente del posto e cammina senza meta almeno un'ora al giorno.
In questo articolo 5 parti
  1. Il problema della lista
  2. Cosa succede quando la perdi
  3. Un metodo, se proprio vuoi un metodo
  4. E la fotografia?
  5. Quindi?

Lo ammettiamo subito: anche noi abbiamo scritto liste. Itinerari, tappe, "le cascate da non perdere". Servono, a volte. Ti aiutano a non arrivare impreparato, a non guidare tre ore per un posto chiuso.

Ma c'è un momento in cui la lista smette di essere uno strumento e diventa un padrone. E il viaggio diventa un lavoro: spuntare, fotografare, ripartire. Sette posti al giorno, tutti visti, nessuno vissuto.

Il problema della lista

La lista ti fa guardare avanti. Mentre sei in un posto, stai già pensando al prossimo: quanto manca, a che ora chiude, se c'è parcheggio. Non sei mai dove sei.

E soprattutto, la lista è la stessa per tutti. Le stesse dieci cose, negli stessi punti, alle stesse ore. Il risultato sono le stesse foto. Le hai già viste mille volte prima di partire, e le rifai identiche. Ti porti a casa la prova di esserci stato, ma non la storia.

Cosa succede quando la perdi

I momenti che ricordiamo dei nostri viaggi non erano su nessuna lista. Una strada sbagliata che finisce su una spiaggia senza nessuno. Una pioggia che ti costringe a entrare in un bar, e il barista che ti racconta di suo nonno. Un giorno buttato, in teoria, passato a guardare il mare. Una sera in cui qualcuno ti chiede dove stai andando, e tu non lo sai, e lui ti dice: "allora vieni con noi".

Non si possono pianificare. Si può solo lasciare lo spazio perché succedano.

Una via di Tétouan con le case bianche e una cupola verde

Tétouan non è nelle liste dei "posti da vedere in Marocco". Forse è proprio per questo che la ricordiamo.

Un metodo, se proprio vuoi un metodo

Ne abbiamo parlato in L'arte di perdersi, e lo ripetiamo:

  • Pianifica il 70%, lascia libero il 30%. Volo, prima notte, le cose che richiedono una prenotazione. Il resto, si vedrà.
  • Una cosa al giorno, bene. Meglio un posto all'alba, con calma, che sei di corsa a mezzogiorno.
  • Resta due notti. Una notte in un posto è un pernottamento. Due cominciano a essere un soggiorno: la seconda sera il barista ti riconosce.
  • Chiedi. Al benzinaio, alla signora del forno, al ragazzo dell'ostello. "Dove andresti tu?" è la domanda che vale più di qualsiasi guida.
  • Cammina senza meta, almeno un'ora al giorno. Senza mappa, senza telefono in mano. Torni indietro quando hai fame.

E la fotografia?

Vale lo stesso. Le foto da lista sono foto di posti. Le foto che restano sono foto di momenti: una luce strana, un gesto, una faccia. Per farle devi essere lì, fermo, con il tempo di accorgertene. Abbiamo scritto un pezzo intero su questo: oltre la cartolina.

Quindi?

Quindi usala, la lista, ma tienila in tasca. Tirala fuori quando ti serve, e dimenticala quando succede qualcosa di meglio. Succederà. Succede sempre, se lasci un buco nella giornata.

Il mondo non è un elenco di attrazioni. È un posto pieno di gente che vive la sua vita. Se rallenti abbastanza, a volte ti invitano a entrarci.

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